La Storia della Parrocchia 
 La Storia della Parrocchia si identifica con quella della Cappella Palatina, intendendo la Chiesa inferiore di S. Maria di Hierusalem
 e la Cappella superiore propriamente detta.

N
el 1132 il Re Ruggero fondò la Cappella Palatina e nel giorno della Dedicazione della Chiesa, il 30 Aprile 1140, spedì un Diploma
 ( vedi ) con il quale, come Sovrano di Sicilia riservò a sé ed ai suoi successori il pieno e libero diritto collativo dei Benefici e Canonicati della Collegiata Cappella di San Pietro nel Regal Palazzo e la cura delle anime fu affidata al Collegio dei Canonici Palatini, per cui non
c'è mai vacanza per l'istituzione canonica. Ottenne dall'Arcivescovo di Palermo Pietro ( 1123-1132 ) nello stesso anno la cura delle anime per la stessa  con il consenso del suo Capitolo ( vedi Bolla ), come ricompensa dei privilegi ottenuti dal Re per la Chiesa Palermitana.
La Parrocchia ebbe come confini quelli del Palazzo Reale, destinata a tutti coloro che vi abitassero.
La Dedicazione della Chiesa deve riferirsi all'antica sede parrocchiale, posta nella Chiesa inferiore di S. Maria di Hierusalem, poichè nel 1143 furono compiuti i mosaici del tiburio della Cappella superiore, che non era ancora definita nel 1154, anno della morte di Ruggero.
Come scrive Rocco Pirro
( Cfr. Notitiae Collegiatae Capellae... 1716 ), intervennero alla Consacrazione ( di cui sono ancora presenti le Croci rosse sulle pareti ) molti prelati e Sacerdoti greci e latini del Regno; non si conosce il nome del Vescovo consacrante, ma è molto probabile fosse stato Ruggero Fresera o Fesca Arcivescovo di Palermo ( 1141- 1147 ) alla presenza di Gualtiero, Vescovo di Agrigento
e Stefano, Vescovo di Malta. Nel Privilegio di concessione della dignità di Parrocchia alla Cappella Palatina, si cita la Chiesa di S. Andrea del Giardino, posta di fronte a San Giovanni Ermete
( err. degli Eremiti ) con il Cimitero destinato ad accogliere tutti gli abitanti del Palazzo, compresi i Canonici.
Nel 1140 il Re dota la Cappella del Cimitero di San Giorgio la Kemonia. Nel 1187 l'Arcivescovo Gualtiero dichiara il diritto collativo del Re sulle Regie Cappelle ed in quella di S. Maria Maddalena. Per molti secoli sia il Cantore che i Canonici al momento dell'elezione ricevevano l'Istituzione, cioè la Missione dall'Arcivescovo. Fu erroneamente creduto dall'Arcivescovo Papiniano Cusani ( 1754-1762 ) che il diritto parrocchiale fosse legato alla figura del Ciantro ( Cantore ) ma un documento del 1518 ( vedi ) a firma dell'Arcivescovo Francesco Remolino ( 1511-1518 ) ribadisce che la cura delle anime è inerente al Capitolo dei Canonici e non al Cantore, che ha il compito, secondo la Liturgia Gallicana instaurata nella Cappella, di presiedere al Coro, anche se nel 1495 c'era l'usanza di far esercitare al Ciantro l'Ufficio di Parroco, che delegava ad un Cappellano Sacramentale l'amministrazione dei Sacramenti. Dal 1518 in poi il Collegio dei Canonici volle designare quale Cappellano Sacramentale il Canonico D'Anastasio. Alla morte di ogni Ciantro avvenivano delle liti tra l'Arcivescovo di Palermo e i Canonici della Cappella Palatina. Durante i secoli il culto divenne rilasciato: nell'anno 1552 il Visitatore Jacopo Arnedo trovò la Cappella spoglia, desolata, abbandonata con i Canonici che intervenivano nel solo giorno di San Pietro; nel 1582 il Regio Visitatore Francesco Del Pozzo vi trovò soltanto quattro Canonici che intervenivano quattro volte all'anno nelle feste della Cattedra di San Pietro, nell'Ascensione del Signore ( per la Processione ), per i Ss.Pietro e Paolo e per S. Pietro in vincoli.
Nel 1634 il Cardinale Giannettino Doria ( 1608-1642 ) in una sua Bolla ( vedi ) confermava il Privilegio dell'Arcivescovo Pietro che dichiarava la Cappella Palatina nullius Dioecesis,  libera ed esente dall'Ordinario Diocesano, ma subordinata al Cappellano Maggiore del Re, che vi esercitava le funzioni pontificali, presiedeva al Capitolo, ne avocava le cause, dirimeva le liti o riformava gli abusi.
Come Cappella di nessuna Diocesi gli Olii Santi  venivano prelevati nel Giovedì Santo dalla Chiesa Cattedrale come fanno le Cattedrali di Cefalù e Monreale in sede vacante. Le prebende divennero esigue e i Re Filippo VI 
( nel 1638 e 1641) Carlo Emanuele  II ( 1648 ) e Vittorio Amedeo II ( 1716 ) le accrebbero. Fino al 1793 venivano presentati al sovrano tre nominativi per la elezione del Ciantro, dei Canonici e del Cappellano Sacramentale. Nel 1794 il Re Ferdinando IV di Borbone mise fine a tutte le controversie essendo cessato l'ufficio di Cappellano Maggiore del Re: la giurisdizione episcopale della Cappella è riservata al Re che conferisce gli uffici di Ciantro, di Canonico e gli altri benefici; il Ciantro presieda e diriga il Coro; il Capitolo affidi a chi ritenga il migliore l'esercizio della Cura Parrocchiale.
La Cappella
fu oggetto di privilegi da parte dei sovrani normanni, svevi e aragonesi. Conobbe un periodo di decadenza durante il dominio degli Austriaci fino che Filippo II di Spagna provvide a riorganizzare il clero, regolamentandone il numero, le promozioni e le rendite.
Lo stesso costituì, a favore della Cappella, una rendita di 3500 scudi, successivamente accresciuta, che originariamente veniva versata dall'Economato Generale dei Benefici Vacanti, più tardi dall'Azienda Gesuitica, quindi dalla Tesoreria Generale, infine dalla Tesoreria Provinciale.

Secondo il Concordato dell'11/02/1929 nelle Domeniche e Feste di precetto il Celebrante cantava una preghiera per la prosperità del Re d'Italia e dello Stato
( Art.12 Concordato ); all'art 21 viene stabilito che la provvista dei benefici ecclesiastici appartiene all'autorità ecclesiastica; è abolito l’exequatur, il regio placet, nonché ogni nomina cesarea o regia in materia di provvista di benefìci od uffici ecclesiastici in tutta Italia ( Art.24 ). L'usanza di presentare una terna di nomi per la nomina del Ciantro, unica dignità ( e per consuetudine Parroco )è durata sino all'avvento della Repubblica Italiana ( 18 Giugno 1946 ) con la nomina di Mons. Filippo Pottino nel 1950.
Con la pubblicazione del Codice di Diritto Canonico del 28/01/1983 i Canoni 509 e 510 recitano: " Spetta al Vescovo diocesano udito il Capitolo, conferire tutti e singoli i canonicati nella Chiesa Collegiale, revocato ogni privilegio contrario; spetta ancora al Vescovo confermare colui che è eletto dal Capitolo stesso per presiederlo. " Le Parrocchie non siano più unite al Capitolo dei Canonici... Nella Chiesa che sia insieme Parrocchiale e Capitolare venga costituito un Parroco, scelto tra i Capitolari o meno; questi è tenuto a tutti i doveri e possiede i diritti e le facoltà che, a norma del Diritto, sono proprie del Parroco.
La Legge n.121 del 25/3/1985, che modifica il Concordato Lateranense, prevede che la nomina dei titolari di uffici ecclesiastici è liberamente effettuata dall' Autorità ecclesiastica. Quest'ultima dà comunicazione alle competenti Autorità civili della nomina degli Arcivescovi e Vescovi diocesani, dei Coadiutori, degli Abati e Prelati con giurisdizione territoriale, così come dei Parroci e dei titolari degli altri uffici ecclesiastici rilevanti per l'ordinamento dello Stato. L'Articolo 66 della Legge 20/05/1985 sugli Enti e Beni Ecclesiastici in Italia prevede all'Art.66 che: " Il clero addetto alle Chiese della Santa Sindone e di Superga in Torino, del Pantheon e del Sudario in Roma, alle Cappelle annesse ai Palazzi ex Reali di Roma, Torino, Firenze, Napoli, Genova, alla tenuta di San Rossore, all'Oratorio entro il Palazzo ex Reale di Venezia, alle Cappelle annesse ai palazzi di dimora e di villeggiatura degli ex sovrani e dell'ex Famiglia Reale e alle Chiese Parrocchiali di San Gottardo al Palazzo in Milano, di San Francesco di Paola in Napoli e di San Pietro in Palermo, è nominato liberamente, secondo il Diritto Canonico comune, dalla Autorità Ecclesiastica competente ".

La Cappella aveva il campanile che si ergeva accanto alla Chiesa, visibile da ogni parte, sul modello di quello di San Giovanni degli Eremiti; oggi c'è una campana sulla porta d'acceso al Pronao. Nel portico della Cappella sono poste quattro lapidi per fare memoria della celebrazione del Battesimo di Ferdinando Francesco (
figlio di Francesco I, nel 1800 ) e di Ferdinando Francesco ( figlio di Ferdinando III nel 1810 ) e le Nozze di Maria Cristina e Carlo Felice di Savoia ( 1807 ) e Maria Amalia e Luigi Filippo d'Orleans ( 1809 ). Ogni anno si suffragavano le anime del Re Ruggero e dei due Guglielmo dopo la lettura del Martirologio ( Cfr.A. Narbone Istoria della Letteratura Siciliana, 1859 ). 
Nel pronao è posto il Fonte Battesimale, ma fino al 1800 era posto sotto l'ambone, così come nel Duomo di Monreale
( Cfr. Nicola Buscemi Notizie della Basilica di San Pietro, 1840 ).  L'altare maggiore è stato realizzato nel 1789, con falde di porfido, mosaici e pietre dure; nella stessa epoca furono costruiti i due altari laterali; a destra quello dedicato a San Pietro con la statua marmorea di G.B. Ragusa; a sinistra quello della SS. Eucaristia. L'altare di sinistra è stato consacrato nella Vigilia di Natale del 1797 dal Ciantro Simone Judica, Vescovo di Tela in Africa, come inciso su una lapide; quello di destra fu consacrato il 24 Marzo 1817, come si legge in altra lapide.
Le vetrate delle finestre delle Cappella, imitanti i mosaici, furono realizzate per iniziativa del Re Ferdinando II
( Cfr.Buscemi, ibid ).

Ci è rimasta memoria di alcune particolari usanze liturgiche della Cappella Palatina, ricordate in un antico Codice:
1 ) l'orazione Colletta per l'anima di Guglielmo I
( Cfr. Amato De Principe Templo, XII ) di cui è rimasta traccia nella Colletta Pro Rege
    
( ordinata dal Regio Visitatore Emanuele De Quero );
2 ) il canto dei Kyrie ( Tropari ) del Re Guglielmo II, detti così perchè reintrodotti da Lui
( Cfr. G. di Giovanni De Divinis Siculorum
      Officiis 14,9 )  ;
3 ) le Acclamazioni di Re Federico alternate al Christus vincit con Exaudi Christe, alternate dal Celebrante e dal Coro dopo l'Inno
     ( Gloria ) e l'orazione Colletta
( Cfr. Bona Cose lit. , Mabillon Analetii antichi, Catalano Conten. Concili e Pontif.Romano )
Oltre a queste forme rituali ordinarie ve ne erano di straordinarie per i Battesimi, i Matrimoni, le Incoronazioni e le Esequie dei Sovrani.