L'Elemosina di San Pietro di Masaccio, 1425 - Cappella Brancacci Chiesa del Carmine ,  Firenze

           L' Obolo di     
   San Pietro 
 
E' l'aiuto economico che i fedeli offrono al
 Santo Padre , come segno di adesione alla sollecitudine del successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi

 Una pratica antica

Nasce con lo stesso Cristianesimo la pratica di sostenere materialmente coloro che hanno la missione di annunciare il Vangelo, perché possano impegnarsi interamente nel loro ministero, prendendosi anche cura dei più bisognosi (cfr Atti degli Apostoli 4,34; 11,29).
 

Alla fine del secolo VIII, gli Anglosassoni, dopo la loro conversione, si sentirono tanto legati al Vescovo di Roma, che decisero di inviare in maniera stabile un contributo annuale al Santo Padre. Così nacque il “Denarius Sancti Petri” (Elemosina a San Pietro), che ben presto si diffuse nei Paesi europei. 

Questa, come altre pratiche analoghe, passò attraverso molte e diverse vicissitudini nel corso dei secoli, fino a quando fu benedetta dal Papa Pio IX, con l’Enciclica Saepe venerabilis del 5 agosto 1871.

Attualmente, questa colletta ha luogo in tutto il mondo cattolico, il 29 giugno o la domenica più vicina alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.













 

 

 

 
















 

 L' Obolo di San Pietro oggi
Nel primo anno del suo Pontificato, Benedetto XVI ha voluto sottolineare il particolare significato dell’Obolo: “L’‘obolo di San Pietro’ è l’espressione più tipica della partecipazione di tutti i fedeli alle iniziative di bene del Vescovo di Roma nei confronti della Chiesa universale. E’ un gesto che ha valore non soltanto pratico, ma anche fortemente simbolico, come segno di comunione col Papa e di attenzione alle necessità dei fratelli; e per questo il vostro servizio possiede un valore squisitamente ecclesiale” (Discorso ai Soci del Circolo di San Pietro, 25 febbraio 2006). Il valore ecclesiale di questo gesto appare considerando come le iniziative di bene sono connaturali alla Chiesa, come il Papa ha indicato nella sua prima Enciclica Deus caritas est (25 dicembre 2005): “La Chiesa non può mai essere dispensata dall’esercizio della carità come attività organizzata dei credenti e, d’altra parte, non ci sarà mai una situazione in cui non occorra la carità di ciascun singolo cristiano, perché l’uomo, al di là della giustizia, ha e avrà sempre bisogno dell’amore” (n. 29).            Si tratta di un aiuto che è sempre animato dall’amore che viene da Dio: “E’ perciò molto importante che l’attività caritativa della Chiesa mantenga tutto il suo splendore e non si dissolva nella comune organizzazione assistenziale, diventandone una semplice variante”(…) “Il programma del cristiano – il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù – è ‘un cuore che vede’. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente” (ibidem, n. 31). 
Attenzione per l’Obolo come forma del sostegno dei credenti al ministero dei successori di San Pietro al servizio della Chiesa universale era già stata espressa dai Pontefici precedenti. Così, ad esempio, si era espresso Giovanni Paolo II:  “Vi sono note le crescenti necessità dell’apostolato, i bisogni delle Comunità ecclesiali specialmente in terra di missione, le richieste di aiuto che giungono da popolazioni, individui e famiglie che versano in condizioni precarie. Tanti attendono dalla Sede Apostolica un sostegno che spesso non riescono a trovare altrove.
In quest’ottica, l’Obolo costituisce una vera e propria partecipazione all’azione evangelizzatrice, specialmente se si considerano il senso e l’importanza di condividere concretamente le sollecitudini della Chiesa universale”
(Giovanni Paolo II al Circolo San Pietro, 28 febbraio 2003)  Le offerte dei fedeli al Santo Padre sono destinate alle opere ecclesiali, alle iniziative umanitarie e di promozione sociale, come anche al sostentamento delle attività della Santa Sede. Il Papa, come Pastore di tutta la Chiesa, si preoccupa anche delle necessità materiali di diocesi povere, istituti religiosi e fedeli in gravi difficoltà (poveri, bambini, anziani, emarginati, vittime di guerre e disastri naturali; aiuti particolari a Vescovi o Diocesi in necessità, educazione cattolica, aiuto a profughi e migranti, ecc.). Il criterio generale che ispira la pratica dell’Obolo si richiama alla Chiesa primitiva:  “La base primaria per il sostegno della Sede Apostolica dev’essere costituita dalle offerte date spontaneamente dai cattolici di tutto il mondo, ed eventualmente anche da altre persone di buona volontà. Questo corrisponde alla tradizione che ha le sue origini nel Vangelo (Lc 10,7) e negli insegnamenti degli Apostoli (1 Cor 9,11)”  (Lettera di Giovanni Paolo II al Cardinale Segretario di Stato, 20 novembre 1982).


  da: www.vatican.va
 

 Come inviare l' Obolo

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" Obolo di San Pietro "
n. 75070003
00120 Città del Vaticano

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IT/04/B/03226/03202/000005329965
CIN-B ABI-03226 CAB -03202
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