Il Capitolo 

dell'Insigne Collegiata
di San Pietro Apostolo

Il Capitolo IV del Codice di Diritto Canonico pubblicato nel 1983,  disciplina  dal Can.503 al  510 i Capitoli dei Canonici.
Il Canone 503 recita: " Il Capitolo dei Canonici, sia Cattedrale sia Collegiale, è il Collegio dei Sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella Chiesa Cattedrale o Collegiale; spetta inoltre al Capitolo cattedrale adempiere i compiti che gli vengono affidati dal diritto o dal Vescovo diocesano.
Secondo il precedente Codice di Diritto Canonico la Parrocchia era unita al Capitolo dei Canonici per cui si affermava: " il Capitolo è il Parroco ", con pieno potere decisionale, che  amministrava la Insigne Collegiata come oggi fa il Parroco.
La Reale Cappella Palatina, come si legge nelle Costituzioni Sinodali dei vari Arcivescovi e presso gli Scrittori eclesiastici: 
" ha come unica Dignità  il Ciantro ( o Primicerio dei Cantori, chiamato in Sicilia Ciantro con voce francese )  ;
  6 Canonici con il Decano ;
  2 Beneficiali Personati ( cioè il Sottociantro e il Maestro di Scuola di canto )
  7 Beneficiali detti Corodati ( tra i quali il 1° ed il 2° Cerimoniere )
  4 Beneficiali diaconi.

Protonotari Apostolici

I Canonici Prelati della Cappella Palatina di Palermo sono Protonotari Apostolici Soprannumerari  durante munere 
N
el primo medioevo ebbero funzioni varie: legazioni e visite, inquisizioni nei processi, relazioni al Papa e redazione delle decisioni. Nel secolo XIII fecero vita in comune. Risale al secolo XIV la distinzione tra protonotari (i sette antichi notari regionali) e notari apostolici, i quali potevano trovarsi anche fuori di Roma. Con il pontificato di Martino V furono distinti i protonotari officio fungentes e Protonotari onorari.I primi, con Papa Sisto V, nel 1585 vennero elevati a dodici, ma con Gregorio XVI nel 1838 vennero ridotti a sette.
L'
ufficio, le facoltà e i privilegi dei Protonotari furono nuovamente ordinati dai Sommi Pontefici Pio IX nel 1853, San Pio X nel 1905 e 1908 e Pio XI nel 1934.In tale ultima data i Protonotari vennero distinti in Protonotari apostolici partecipanti, Protonotari soprannumerari, protonotari ad instar e Protonotari titolari.
Con il Motu Proprio Pontificalis Domus del 28 marzo 1968 di Sua Santità Paolo VI i Protonotari Apostolici vengono distinti in sole due categorie: Protonotari Apostolici di numero e Protonotari Apostolici Soprannumerari.


Secondo l'Art.12 del Concordato dell'11 Febbraio 1929 tra la Santa Sede e lo stato Italiano: 
- "  Nelle Domeniche e nelle Feste di precetto, nelle Chiese in cui officia un Capitolo, il celebrante la Messa Conventuale canterà, secondo le norme  
   della Sacra Liturgia, una preghiera per la prosperità del Re d’Italia e dello Stato italiano. 
- L'Art. 21 dello stesso Concordato recita: " La provvista dei benefici ecclesiastici appartiene all’autorità ecclesiastica ";
- l'art.24: Sono aboliti l’exequatur, il regio placet, nonché ogni nomina cesarea o regia in materia di provvista di benefici od uffici ecclesiastici in tutta 
  Italia, salve le eccezioni stabilite dall’art. 29, lettera g): " Lo Stato italiano rinunzia ai privilegî di esenzione giurisdizionale ecclesiastica del Clero  
  Palatino in tutta Italia (salvo per quello addetto alle Chiese della Santa Sindone di Torino, di Superga, del Sudario di Roma ed alle cappelle 
  annesse ai palazzi di dimora dei Sovrani e dei Principi Reali), rientrando tutte le nomine e provviste di beneficî ed ufficî sotto le norme degli articoli  
  precedenti. Una apposita Commissione provvederà all’assegnazione ad ogni Basilica o Chiesa Palatina di una congrua dotazione con i decreti    
  indicati per i beni dei Santuari nell’art. 27.
  La Legge 20 Maggio 1985, n. 222 -Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del Clero cattolico in servizio nelle 
  Diocesi - all'Art.   recita:  

28. Con il decreto di erezione di ciascun Istituto sono contestualmente estinti la mensa vescovile, i benefici Capitolari, parrocchiali, vicariali curati o comunque denominati, esistenti nella diocesi, e i loro patrimoni sono trasferiti di diritto all'Istituto stesso, restando peraltro estinti i diritti attribuiti ai beneficiari dal canone 1473 del codice di diritto canonico del 1917. Con il decreto predetto o con decreto integrativo sono elencati i benefici estinti a norma del comma precedente. Il riconoscimento civile dei provvedimenti canonici di cui ai commi precedenti avviene con le modalità e nei termini previsti dall'articolo 22. L'Istituto succede ai benefici estinti in tutti i rapporti attivi e passivi.

29. Con provvedimenti dell'autorità ecclesiastica competente, vengono determinate entro il 30 settembre 1986, la sede e la denominazione delle diocesi e delle parrocchie costituite nell'ordinamento canonico. Tali enti acquistano la personalità giuridica civile dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro dell'interno che conferisce alle singole diocesi e parrocchie la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto. Il decreto è emanato entro sessanta giorni dalla data di ricezione dei relativi provvedimenti canonici. Con provvedimenti del Vescovo diocesano gli edifici di culto, gli episcopi, le case canoniche, gli immobili adibiti ad attività educative o caritative o ad altre attività pastorali, i beni destinati interamente all'adempimento di oneri di culto ed ogni altro bene o attività che non fa parte della dote redditizia del beneficio, trasferiti all'Istituto a norma dell'articolo 28, sono individuati e assegnati a diocesi, parrocchie e capitoli non soppressi.

TITOLO IV Disposizioni finali

66. Il clero addetto alle chiese della Santa Sindone e di Superga in Torino, del Pantheon e del Sudario in Roma, alle cappelle annesse ai palazzi ex reali di Roma, Torino, Firenze, Napoli, Genova, alla tenuta di San Rossore, all'oratorio entro il palazzo ex reale di Venezia, alle cappelle annesse ai palazzi di dimora e di villeggiatura degli ex sovrani e dell'ex famiglia reale e alle chiese parrocchiali di San Gottardo al palazzo in Milano, di San Francesco di Paola in Napoli e di San Pietro in Palermo, è nominato liberamente, secondo il Diritto Canonico comune, dalla autorità ecclesiastica competente.
67. Al clero di cui all'articolo 66 in servizio al momento della entrata in vigore delle presenti norme viene conservato, a titolo di assegno vitalizio personale, l'emolumento di cui attualmente fruisce, rivalutabile nella stessa misura percentuale prevista per i dipendenti dello Stato dal relativo accordo triennale. I salariati addetti alla Basilica di San Francesco di Paola in Napoli alla data del 1 luglio 1984, e che continuino nelle proprie mansioni alla data di entrata in vigore delle presenti norme, sono mantenuti in servizio.
68. Le chiese, le cappelle e l'oratorio di cui all'articolo 66 continuano ad appartenere agli enti che ne sono attualmente proprietari.
69. I patrimoni della Basilica di San Francesco di Paola in Napoli, della cappella di San Pietro nel Palazzo ex reale di Palermo e della chiesa di San Gottardo annessa al palazzo ex reale di Milano sono trasferiti, con i relativi oneri, al Fondo edifici di culto.

 

 ( dal Codice di Diritto Canonico )

Can. 503 - Il Capitolo dei canonici, sia Cattedrale sia Collegiale, è il Collegio dei sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale o collegiale; spetta inoltre al capitolo cattedrale adempiere i compiti che gli vengono affidati dal diritto o dal Vescovo diocesano.

Can. 504 - L'erezione, la modifica o la soppressione del Capitolo Cattedrale è riservata alla Sede Apostolica.

Can. 505 - Ogni Capitolo, sia Cattedrale sia Collegiale, abbia propri Statuti, costituiti mediante un legittimo atto capitolare e approvati dal Vescovo diocesano; tali Statuti non vengano modificati o abrogati se non con l'approvazione dello stesso Vescovo diocesano.

Can. 506 - § 1. Gli Statuti del Capitolo, salve sempre le leggi di fondazione, determinino la stessa costituzione del Capitolo e il numero dei canonici; definiscano i compiti del Capitolo e dei singoli canonici in ordine alla celebrazione del culto divino e all'esercizio del ministero; regolino le riunioni in cui vengono trattate le questioni riguardanti il capitolo e, salve le disposizioni del diritto universale, determinino le condizioni richieste per la validità e la liceità degli atti.

§ 2. Negli Statuti vengano anche definite le insegne e le retribuzioni dei canonici, sia quelle stabili, sia quelle da versare in occasione dell'adempimento di un incarico.

Can. 507 - § 1. Vi sia fra i canonici chi presiede il Capitolo e vengano pure costituiti gli altri uffici, a norma degli statuti, tenendo anche conto degli usi vigenti nella regione.

§ 2. Ai chierici che non appartengono al Capitolo possono essere affidati altri uffici mediante i quali, a norma degli statuti, prestano aiuto ai canonici.

Can. 508 - § 1. Il canonico penitenziere, sia della Chiesa Cattedrale sia della chiesa Collegiale, ha in forza dell'ufficio la facoltà ordinaria che però non è delegabile, di assolvere in foro sacramentale dalle censure latae sententiae non dichiarate, non riservate alla Sede Apostolica; tale facoltà riguarda, in Diocesi, anche gli estranei e i diocesani anche fuori del territorio della Diocesi.

§ 2. Dove manca il Capitolo il Vescovo diocesano costituisca un sacerdote a compiere il medesimo incarico.

Can. 509 - § 1. Spetta al Vescovo diocesano udito il Capitolo, ma non all'Amministratore diocesano, conferire tutti e singoli i cononicati, sia nella chiesa Cattedrale sia nella chiesa Collegiale, revocato ogni previlegio contrario; spetta ancora al Vescovo confermare colui che è eletto dal Capitolo stesso per presiederlo.

§ 2. Il Vescovo diocesano conferisca i canonicati solo a sacerdoti che si distinguano per dottrina e integrità di vita e che abbiano esercitato lodevolmente il ministero.

Can. 510 - § 1. Le parrocchie non siano più unite al capitolo dei canonici; quelle che sono tuttora unite ad un capitolo, ne siano separate da parte del Vescovo diocesano.

§ 2. Nella chiesa che sia insieme parrocchiale e capitolare, venga costituito un Parroco, scelto fra i capitolari o meno; questi è tenuto a tutti i doveri e possiede i diritti e le facoltà che, a norma del diritto, sono proprie del Parroco.

§ 3. Spetta al Vescovo diocesano stabilire norme precise mediante le quali possano essere debitamente armonizzati i doveri pastorali del Parroco e le funzioni proprie del Capitolo, facendo in modo che il Parroco non sia di impedimento alle funzioni Capitolari e il Capitolo non sia di impedimento a quelle parrocchiali; se sorge un conflitto, lo dirima il Vescovo diocesano il quale deve curare innanzitutto che si provveda in modo adeguato alle necessità pastorali dei fedeli.

§ 4. Le offerte che vengono elargite ad una chiesa contemporaneamente parrocchiale e capitolare, si presumono elargite alla Parrocchia, se non consti altro.

 

Canonici

Ficarotta Mons. Francesco , Ciantro
Masi Mons. Francesco
Rocco Mons. Benedetto, Decano
Uzzo Mons. Giuseppe
Giunta Mons. Giovanni
Romeo Mons. Gaetano
Vitellaro Mons. Salvatore
Grifo Mons. Salvatore
Randazzo Mons. Giuseppe
Trapani Mons. Giuseppe
Tulipano Mons. Gaetano

Canonici onorari

Renna Mons. Rosario Mario