Breve Storia della Cappella Palatina



La Regia Cappella Palatina fu fondata dal Re Ruggero II nel 1131, anno successivo alla propria incoronazione e fu costruita nell'arco di dieci anni sopra una Chiesa preesistente. Come Legato Apostolico, il sovrano riservò a sé ed ai suoi successori la designazione del Prelato e dei Chierici addetti al servizio della Chiesa. Nel 1132 fu costituita Parrocchia dall'Arcivescovo di Palermo Pietro e dai suoi Canonici, dedicata all'Apostolo Pietro, Principe degli Apostoli, come si rileva dal Privilegio inserito in " Ragioni ed obblighi dell'Arcivescovo di Palermo e dalla Pergamena custodita nel Tesoro della Cappella. Il Privilegio riporta; " ....Rex benignissime Cappellam vestram in honorem B. Petri Apostolorum principis intra castellum superius panormitanum fundatam, exaltare et Parochiali dignitate irrefragabiliter munire decernimus " ( Cfr.Diploma II in Tabularium Garofalo ).
[ Evidentemente questo Documento non può riferirsi all'attuale Cappella; è improbabile che nel 1132 fosse stata già costruita, consacrata ed elevata a Parrocchia, ma ci si deve riferire alla Chiesa inferiore, impropriamente detta Cripta, di S. Maria di Gerusalemme, poi detta di S. Maria delle Grazie. Cfr. V.Zoric, Arx preclara ].

Della  pergamena del 1140 contenente l' istituzione della Regia Cappella di S. Pietro fatta dal Re Ruggero, esistono due esemplari, uno membranaceo e la copia sincrona su carta tinta in violetto e scritta con lettere d'oro. Un' altro documento del genere è custodito nella stessa Cappella, di cui  C. M. Braquet afferma non contenere lino, nè canapa, nè cotone ( paperweb.biz ). 
Dopo otto anni, nel 1140 il Re nominò il Ciantro ( con espressione francese Chantre, Cantore o Primicerio , con il compito di presiedere ed intonare il Canto gregoriano ) nella persona di Simone, otto Canonici e quattro Prebendati.
Il Garofalo precisa che al tempo della fondazione furono istituite le Prebende o Canonicati della Regia Cappella. Sebbene non fosse designata alcuna persona del Capitolo per la cura delle anime, fu sempre ritenuto che ciò spettasse al Cantore, che designava un Cappellano per amministrare i Sacramenti agli abitanti del Palazzo Reale. 
Lungo i quattro lati del parallelepido su cui è costruita la cupola corre una iscrizione greca: " .......Ruggero Re, scettropossente fa costruire la Chiesa all'Arcipastore e Corifeo Pietro nell'anno 6651 dalla fondazione del mondo o 1143 dalla Incarnazione di Cristo......".

L’istituzione dei Canonici in numero di 12 risale a un Decreto di Carlo d’Angiò del 1274. Il Clero è composto dall'unica dignità del Ciantro, dodici Canonici, due Beneficiati Personati, otto Corodati e sei Diaconi. Indicazioni precise sul numero dei Beneficiali si hanno non prima del 1612, anno nel quale Filippo III portò a otto il numero dei Corodati e a sei quello dei Diaconi.
La Cappella fu consacrata il 29 Aprile 1140 probabilmente dall'Arcivescovo di Palermo Ruggero Fresera alla presenza dei Vescovi Gualtiero di Agrigento e Stefano di Malta. Nello stesso giorno il Re spedì un Privilegio con il quale assegnava  alla Cappella la Chiesa di San Giorgio in Kemonia,
per costituirvi il Cimitero e fece costruire un Orologio, a detta del Pirro ad uso della Chiesa. Di esso rimane una lapide trilingue ( greco, latino ed arabo )
                   

L'altare maggiore è composto da pietre varie, mosaico e falde di porfido ( fino al 1995 al centro di esso era un bassorilievo bronzeo con l'Agnello mistico ); nelle due cappelle laterali: a destra è custodita la S. Eucaristia, a sinistra è la statua di marmo di San Pietro Apostolo, opera del 1726 dello scultore palermitano Giovan Battista Ragusa. 
Secondo il Fazello ed il Pirri il Re trasferì dalla Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio, detta la Martorana, otto Canonici nel 1132, ma Salvadore Morso, arabista, confuta ciò, ritenendo la Chiesa della Martorana fosse stata fondata nel 1143 e che quindi non potesse fornire alcun Canonico alla Cappella Palatina. Il Ciantro di essa, però, si nominava Beneficiale " di S. Maria de Admirato ", ma ciò, secondo il Morso era dovuto al fatto che il Re la considerò sempre Chiesa regale ed il Clero di essa ha l'obbligo di pregare per il Re. ( Cfr. Salvadore Morso Descrizione di Palermo antico, 1827 ).
Nel 1143 fu donato alla Cappella dal Re un casale nel territorio di Sciacca; nel 1145 l'Arcivescovo di Catania donò ai Canonici la terza parte delle decime di Castrogiovanni ed Aidone e l'Imperatore Enrico confermò tutti i privilegi dei suoi predecessori sui dazi e le Dogane di Palermo e termini Imerese ( Cfr.Opere di V.Mortillaro ).
Il 13 Febbraio 1177 fu celebrato nella Cappella Palatina il Matrimonio tra Guglielmo di Sicilia e Giovanna, figlia di Enrico II d'Inghilterra, alla presenza di numerosi Vescovi e feudatari ( Cfr. Storia del cristianesimo di F. Buonaiuti, 1944 ).
L' Imperatore Federico II concesse al Ciantro della Cappella Palatina il Casale, poi Feudo di Scopello ( TP ), con Diploma del 1220; la concessione ra una ricompensa per la sottrazione di "sacra vasa aurea et argentea " per finanziare la guerra contro i Turchi.
Il Cappellano Maggiore di Sicilia eleggeva dodici Sacerdoti con il Titolo di Cappellani d'Onore.
I Canonici ed il Clero di questa Cappella erano esenti dalla giurisdizione dell'Ordinario ed avevano per Superiore il Cappellano Maggiore del Re, che esercitava la giurisdizione sui castelli e l'esercito del Regno delle Due Sicilie. 
Nel 1215 Federico II di Svevia fu riconosciuto Re di Germania, d'Italia e di Sicilia e nel 1220 venne incoronato in Roma imperatore e a Palermo Re di Sicilia. Nel 1206, grazie ai privilegi che il 5 luglio 1098 Papa Urbano II aveva dato ai suoi predecessori per riorganizzare la gerarchia ecclesiastica in Sicilia, staccò la Chiesa di Santa Lucia del Mela , appartenente alla Diocesi di Patti, durante la vacanza di quella Sede per la morte del Vescovo Stefano, e la elevò alla dignità di " Prelatura Nullius " (di nessun Vescovo, ma direttamente soggetta alla S. Sede).
I Canonici della Cappella Palatina erano soggetti al Cappellano Maggiore del Re; parecchi di essi furono anche Ciantri della Cappella Palatina e precisamente: 

- Orlando Brunello.
Messinese, rivestì contemporaneamente la dignità di Cappellano Maggiore e di Ciantro della Cappella Palatina dal 1344 al 1355.
- Giacomo Gallarat. Beneficiale di S. Lucia, fu inoltre Ciantro della R. Cappella Palatina, Abate di S. Maria de Admirato e di S. Maria de Terrana  
  (Caltagirone).
- Alemanno de Sicar. Nel 1450 commutò la Ciantria della Palatina col Beneficio di Santa Lucia.
- Giacomo Gagliardo.Nel 1457 unì alle cariche di Cappellano Maggiore e di Ciantro della Palatina il beneficio di Santa Lucia.
- Gabriele Enguerra. Dottore in Teologia e Ciantro della Palatina, nel 1458 ottenne dal Re la Cappellania Maggiore del Regno e l'Abbazia di Santa 
   Lucia, alla quale rinunziò nel maggio del 1462.
- Federico de Vitale. Palermitano, Canonico millenario della Metropolitana e Vicario Generale dell'Arcidiocesi, venne nominato Cappellano Maggiore 
  del Regno e Abate di Santa Lucia.Nel 1482 a sue spese fece restaurare il soffitto della Palatina e commissionò il pregevole Fonte Battesimale tuttora 
  in uso nella Cattedrale di Santa Lucia. Mori nel 1483.
- Gian Martino de Vitale, nipote di Federico de Vitale, Arcidiacono della Metropolitana di Palermo e Ciantro della Palatina, fu nominato nel 1484 
  Abate di Santa Lucia a beneplacito del Re. Morì il 20 febbraio 1491.
- Alfonso d'Aragona. Figlio del Re Ferdinando II, Arcivescovo di Saragozza, Ciantro della R. Cappella di S. Pietro in Palazzo (Palatina) e Abate di 
  S. Lucia nel 1492. Nel 1497 ottenne dal Re un diploma con il quale venivano confermati tutti i privilegi, grazie, libertà e indulti di cui godeva la Chiesa 
 di S. Lucia.
Il territorio di Scopello fu quindi assegnato nel 1241 alla Città demaniale di Monte S.Giuliano (oggi Erice), ma con Privilegio di Ludovico III, venne restituito al Ciantro della Cappella Palatina di Palermo, quale beneficiale della Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio.
Nel 1406 l'Arcivescovo Giovanni da Procida (1400-1410 ) voleva estendere la sua giurisdizione sugli esenti Canonici della Cappella Palatina, ma il Re Martino, con un Diploma, fissò i limiti della giurisdizione del Cappellano Maggiore di Sicilia( Cfr. Dir. Eccl. Sicolo di L. Giampallari ).
Il 30 Settembre 1434 la Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio fu scissa dalla Cappella Palatina per Privilegio del Re Alfonso, con il Feudo di Scopello dato al Ciantro della Palatina e l'obbligo per la Martorana di dare ogni anno allo stesso Ciantro un rotolo di cera nella Festa della Purificazione ( 20 tarì nel 1858  ). Il Privilegio fu confermato dal Papa Eugenio IV il 25 Luglio 1435. Secondo Vito Amico, il Ciantro della Palatina lo diede poi in enfiteusi a Giambattista Catalta, nobile catalano e conte di S. Colomba, la cui figlia Caterina lo portò in dote al marito Giacomo Fardella, Principe di Paceco, che si obbligò a pagare 125 scudi annuali. Infine, con contratto di vendita, la proprietà del Feudo fu trasferita dagli eredi del Principe Fardella alla Real Commenda della  Magione, e, con essa, l’obbligo del pagamento di un canone di 50 onze annuali.
Tra le altre rendite della Cappella Palatina, si ricordano onze 200 dal Feudo di Accia, concesso in enfiteusi al Marchese di S. Isidoro, nonché “ab aliis diversis personis iure census super diversas domus et territoria uncias trigintaquattuor”. La torre della piazza principale del Comune di Casteldaccia ( PA ) non ha una data certa di costruzione; gli storici la collocano intorno al XV secolo. Autorevoli studiosi ritengono di poter asserire che la torre era già presente all’interno del Feudo controllato, a metà del 1300, dal Ciantro della Cappella Palatina. 
La presenza di questa autorevole figura ecclesiastica sul territorio casteldaccese si protrarrà, poi, per i successivi secoli fino a quando l’intero Feudo sarà concesso in enfiteusi alla famiglia Spatafora nel 1574 (e per tutto il ‘600) e il termine Ciantro, scomparso dalla memoria collettiva,diventerà semplice toponimo per indicare la Contrada Ciandro. L’ex Feudo del Ciantro, con le Contrade del Corvo e della Traversa, vicino al fiume Milicia, si estendeva dalla zona vicina al mare sino alle falde del Monte Cane.
Nell'anno 1458 il tetto della Cappella fu riparato dal Re Giovanni e nel 1482 fu ornato di varie pitture dal Ciantro Federico Vitale; nel 1682 fu rifatto un arco della tribuna e nel 1716 restaurati alcuni mosaici ( sul Soglio reale si legge: " Refectum 1720 " ). 
Nel 1506 il Ciantro Giovanni Sanchez fece dipingere varie immagini nel Portico della Cappella, trasformate poi in mosaico nel 1800.
Sotto i Chiaramonte il culto nella Cappella Palatina si illanguidì, fin tanto che il ruolo del Cappellano Maggiore fu dato al Giudice della Monarchia;
nel  1580 era Girolamo Regio, che fu obbligato a risiedere nella Prelatura di S. Lucia del Mela.
In un documento del 1587 si fa menzione di un Cerimoniere; divengono due in occasione della riorganizzazione del personale ecclesiastico della Cappella attuata a seguito di sovrane disposizioni nel 1714. Nello stesso anno vengono istituiti due sacristi, l’uno col titolo di “maggiore” e l’altro col titolo di “aiutante” (divenuti successivamente Prefetto di Sacristia e Prefetto di Chiesa).
Oggetto di onori e privilegi da parte dei Sovrani normanni, svevi, angioini e aragonesi, sotto gli Austriaci la Cappella conobbe un periodo di decadenza, che durò quasi due secoli, fino a quando, cioè, Filippo II, con decreto del 1586, non ebbe dato inizio alla riorganizzazione del Clero, regolamentandone il numero, la nomina, le promozioni e le rendite. Nel catino della Protesis l’originario San Pietro fu sostituito nel secolo XVI dalla figura di Sant’Andrea e anche il Cristo Pantocrator ed il San Paolo sono opera più recente, probabili sostituzioni di una Madonna orante che insolitamente manca nel complesso musivo. Nell'anno 1598, alla morte del Cantore, i Canonici pretesero che la cura fosse affidata al Capitolo e nacquero delle controversie con la Gran Corte Arcivescovile, per cui nel 1634 il Cardinale Giannettino Doria fece un Atto in cui confermò quanto fatto dall'Arcivescovo Pietro, cioè che la cura risiedesse nel Capitolo e nei Canonici. Per molto tempo sia il Cantore che i Canonici ricevano l'Istituzione, ossia la missione di Parroco dall'Arcivescovo. Molti Prelati del Clero della Cappella Palatina, nei vari secoli, furono eletti all'episcopato.
I Canonici ed i Corodati erano sepolti nella Chiesa inferiore di S. Maria delle Grazie, ove due lapidi indicano: " Sepulcrum Canonicorum " e " Sepulcrum Beneficiatorum ". Il Pirro ci informa che nel 1634 vi venne sepolto il Ciantro Filippo Barresi.La più antica sepoltura è del 1624 nella parete sinistra del santuario, per i visceri e il cuore del Vicerè Emanuele Filiberto di Savoia;  il vicerè Anello de Mura e Guzman ( +1677 ) e la duchessa Teresa Ali Ponson, moglie del vicerè Giovanni Fogliani ( 1757 ).
Nacque in seguito una contesa tra il Giudice della Monarchia Agatino Reggio e Mons.Marcello Papianiano Cusani Arcivescovo per l'Istituzione del Cantore e dei Canonici; il Re Carlo III rimise la decisione ad un Collegio di 12 Prelati in Napoli, che però non decise mai in favore di alcuno. Il Re Filippo VI, poichè nel tempo le prebende dei Canonici erano divenute tenui, nel 1638 e nel 1641 le aumentò; lo stesso fecero Carlo II nel 1668, Vittorio Amedeo nel 1713 e Francesco I nel 1826, aumentandole di 1/5.  
Nel 1735 Carlo III di Borbone assegnò 800 once annue per il restauro dei mosaici.
Con Reale Dispaccio del 2 novembre 1807 Ferdinando III istituì un corpo distinto di venti Chierici; nello stesso documento si fa riferimento all’esistenza di una Scuola nella Cappella, che “doveva servire per i chierici distinti, che non avessero compiuto il corso delle umane lettere. 
In seguito essa servì per i chierici secondari...”.
Nel 1794 il Re Ferdinando di Borbone ristabilì la carica di Cappellano Maggiore, con giurisdizione sopra tutte le Cappelle Regie e Palatine.

Dall'Opera " de Cappella Regis Siciliae"  del Canonico Di Chiara si rileva l'elevato numero di Chiese suffraganee della Cappella Palatina
Due Chiese non figurano in questo elenco: 
- la Cappella della Regina Elvira ( detta di S. Maria Maddalena )che sorgeva accanto alla Cattedrale, cui servivano due Canonici della Cappella 
  Palatina, destinata a ricevere i corpi dei defunti monarchi;
- la Chiesa Collegiata di Calascibetta ( EN ), dichiarata da Federico III nel 1358 " dipendente e quasi grancia della Cappella Palatina ".
Le altre Chiese erano:
1. S. Andrea de Gondola.
Chiesa antica accanto a Santa Maria de Itria.
Fu rasa al suolo per fortificarsi il Palazzo; oggi non se ne vede traccia.
Vedi Fazello Dee. 1, lib. 8, Pirro ed Inveges.
2. S. Andrea de Porta Bibillitti.
Non se ne vede traccia , né è certo ove sorgesse.
3. S. Angelo di Castelvecchio (de Castroveteri) 
Come la Chiesa di S. Andrea.
4. S. Bartolomeo de Chasena
Non se ne vede traccia , né è certo ove sorgesse.
5. Santa Fede di Mazzera (S. Fide de Mazzara).
Al tempo del Pirri esisteva il solo altare nell'antica Cappella di S. Giacomo la Mazzara.
6. Ss. Filippo e Giacomo.
Secondo Luca Barberi era non lontano da Maredolce, ed è probabile secondo Di Chiara che quella fonte di acqua sia nominata Forera di S. Filippo.
7. S. Giacomo la Mazzara
Fabbricata
su di una rupe dai Normanni,
chiamata Mazzara dall'arabo Mahassar,  cioè frantoio di olio a destra del Fiume Papireto.
8. S. Giorgio. Da Re Ruggiero addetta a Cimitero alla Cappella Palatina, sita nel quartiere dell'Albergaria vicino il Monastero di S. Giovanni degli Eremiti; poi fu propria dei monaci greci, ed indi per Privilegio di Federico passò  al Monastero di S. Maria di Altofonte: e quindi previo assenso regale pervenne agli Olivetani, i quali fabbricarono un nuovo tempio di S. Giorgio.
9. S. Giovanni. Fu dentro il Palazzo Beale, ed ora non se ne vede traccia.
10. S. Giovan Battista in Castellammare.
Perdutosi il beneficio non si sa le la detta Chiesa sia la stessa della parrocchiale sotto titolo di S. Giovanni  Battista. 
Il Di Chiara non la mette fra il numero delle Chiese suffraganee alla Cappella di Palazzo come operò Monsignor De Ciocchis.
11. Santa Maria di Ammiralo (de Admirato).
Fabbricata da Giorgio Antiocheno grande Ammiraglio dell'uno e dell'altro Ruggiero. Divenuta di real patronato, perché toccarono al Fisco i beni della famiglia di colui estinta senza eredi. Fu data nel MJU alle monache della Martorana, con l'autorità di Papa Eugenio IV.
12. Santa Maria de Cambii
Si ignora quale sia stata, ma era suffraganea.
Vedi Barberi e Pirro.
13. Santa Maria de Itria o de Pinta.
Monsignor De Ciocchi fu favorevole al Beneficiato, al 1768, e poi al 1785 rigettate l'eccezioni contrarie: ed esso perciò percepisce dal Senato annualmente onze venti, ed onze nove dai Confrati.
14. Santa Maria Maddalena de Thalca ( o de Galca ).
Al 1607 nota Di Chiara che oltre la Confratria dei laici vi si aggiunse il Convento dei frati di S. Francesco dell' Osservanza. 
Ma ora sussiste la sola Confraternita che passò nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano.
15. Santa Maria de Stolis. S'ignora quale sia stata.
16. Santa Maria Superiore. Nel Palazzo cosi nominata di Gerusalemme ( è la Chiesa inferiore ), al tempo del  Fazello fu ridotta ad uso profano 
Vedi dee. 1. lili. Vili.
17. S. Nicolo de Confessione.
Il Mongitore assicura essere stata nel feudo di Accia (Aditine).
18. S. Michele del Parco. Sussiste con una Confraternita laicale.
19. S. Michele de Jndulciis mutata in Cappella sorge al ponte dell'Ammiraglio.
20. S. Nicolo di Castellammare.
Spettava alla Cappella di Palazzo: ma oggi non vi ha alcun nesso, mentre è Chiesa parrocchiale del comune di Castellammare del Golfo, il di cui parroco per istituzione del vescovo di Mazara amministra ai parrocchiani i Sagramenti.
21. S. Pancrazio.
Divenne questa chiesa suffraganea sotto Guglielmo I ed è nella diocesi di Messina.
(Vedi Di Chiara luogo citato ).
22. S. Paolo d'Algas
Da molto tempo si ricorda questo beneficio, e chi serve alla Chiesa è mero Cappellano della Confratria dalla quale riceve lo stipendio.
23. S. Stefano de Confessione.
Non se ne vede traccia , né è certo ove sorgesse.
21. SS. Trinità de Coperto.
Non se ne vede traccia , né è certo ove sorgesse, sebbene  lo stato di suffraganea  è riportato nel Diploma, num.31, pag. 2 V, presso Di Chiara.
25. SS. Trinità de Zisa.
Secondo il Di Chiara fu annessa al Real Palazzo.
Vedi Tabularium del Ben. L. Garofalo, e la mia Lettera al P. d. G. B. Tarallo  intorno al Tabulano ecc.(opere, vol.1, pag.107].

Dalle Carte dell'Archivio della Cappella Palatina (oggi nell'Archivio di Stato di Palermo: " Fondo Cappella Palatina " )dal XVII secolo ai primi del 1900,
si rileva un elenco delle Chiese, Cappelle ed istituzioni religiose  soggette alla Palatina e precisamente:
– PROVINCIA DI PALERMO: Real Parrocchia di S. Giacomo dei Militari in Palermo;Real Parrocchia del Forte Castellammare in Palermo; Spedale    
  Militare di S. Cita in Palermo; S. Paolo la Kalca ; Confraternita dell’Annunziata della Pinta; S. Maria Maddalena; Chiesa della Favorita; Chiesa di   
  Valdesi; Chiesa della Ficuzza; Real Chiesa di S. Maria la Vittoria e Bagno di recezione in Palermo; Bagno di nuova istituzione dentro le Gran Prigioni   di Palermo; Real Parrocchia del Castello di Termini; Bagno di reclusione nel Castello di Termini.

– PROVINCIA DI MESSINA:
Cappella Palatina; Forte del SS. Salvatore in Messina; Forte del Castellaccio in Messina; Forte della Cittadella di 

 
Messina; Forte Gonzaga in Messina; Spedale Militare di Messina; Arsenale di Messina; Real Castello di Milazzo; Spedale Militare in Milazzo; 
  Bagno di  Milazzo;
Real Piazza e Castello di Lipari.
– PROVINCIA DI CATANIA: Forte S. Ferdinando. 
– PROVINCIA DI NOTO: Forte di Siracusa; Spedale Militare di Siracusa; Bagno dentro il Forte di Siracusa; Castello Maggiore in Augusta;
Forti Garzia 
  e Vittoria in Augusta; Spedale Militare in Augusta. 
– PROVINCIA DI CALTANISSETTA: Collegiata di Calascibetta. 
– PROVINCIA DI GIRGENTI: Real Piazza di Girgenti. 
– PROVINCIA DI TRAPANI: Forte di Terra in Trapani; Spedale Militare di Trapani; Bagno di S. Anna di Trapani; Forte della Colombaia in Trapani; 
  Chiesa delle Animicelle
(Trapani); Forte di S. Giacomo in Favignana; Forte S. Caterina in Favignana; Ergastolo nel Forte S. Caterina; Forte e Real 
  Piazza in Pantelleria.
 
 
La Collegiata e i Canonici 

Nella Chiesa Cattolica l'espressione Collegiata indica una Chiesa di una certa importanza , nella quale è istituito un Collegio o Capitolo di Canonici, con lo scopo di rendere più solenne il Culto divino. Secondo la tradizione della Chiesa Cattolica la Chiesa collegiata può essere semplice, insigne o per-insigne. Generalmente mantiene il titolo di Collegiata anche nel caso in cui il Capitolo dei Canonici venga a cessare. L'istituzione, l'innovazione o la soppressione dei Capitoli collegiati sono riservati alla Santa Sede.Con il termine di Collegiata o di Capitolo collegiale si designa una comunità di Canonici non legata a una Chiesa Cattedrale. La vita comunitaria di questo Collegio è definita spec. dalla regola di Aquisgrana (Institutio Aquisgranensis, 816), che assegnava ai Canonici una quota dei beni capitolari, consentiva la proprietà individuale (determinando quindi l'esenzione dal voto di povertà) e fissava la pratica della vita communis. Nel corso del basso Medio Evo i beni capitolari comuni furono divisi in prebende individuali e la vita comunitaria venne abolita. 
I Capitoli collegiali divennero pertanto, dal XIII sec., corporazioni dotate di larga autonomia, indipendenti sul piano economico; i loro membri erano legati al Capitolo da un insieme diversificato di relazioni giuridiche. Poiché il loro compito principale consisteva nell'esecuzione solenne della Liturgia corale, esse esercitavano anche i diritti di Parrocchia nelle località dove risiedevano; spesso avevano funzioni di rilievo in campo scolastico e universale Nel tardo Medio Evo le prebende servirono specialmente a finanziare enti religiosi e secolari, o a garantire condizioni di vita confacenti al loro grado sociale ai discendenti maschi della nobiltà e della borghesia cittadine; questa evoluzione venne interrotta solo nella seconda metà del XV sec., per influsso dei Concili. Si indica come Capitolo o Collegio di Canonici  di una Cattedrale o di una Collegiata un gruppo di Sacerdoti, istituito dalla Santa Sede, allo scopo di rendere più dignitoso o solenne il Culto divino. I membri di un Capitolo si riuniscono almeno una volta alla settimana (o comunque secondo quanto stabilito dai propri Statuti) per recitare o cantare la Liturgia delle Ore e per concelebrare la Messa conventuale. 
Il conferimento del Canonicato ad un Presbitero spetta al Vescovo, udito il Capitolo della Chiesa. 
Le qualità richieste sono le stesse che si richiedono per tutti gli uffici ecclesiastici. Devono essere sacerdoti distinti per dottrina ed integrità di vita. 
Al Capitolo, come vero Collegio, competono i diritti delle persone morali collegiali. Il Codice gli concede il diritto e gli impone il dovere di darsi degli Statuti che devono regolamentare il regime interno, le riunioni capitolari, l'amministrazione dei beni comuni. I Canonici dal giorno del loro insediamento hanno diritto alle insegne e ai privilegi propri. Le insegne sono stabilite dal documento di istituzione del Capitolo o da privilegi speciali. 
Possono usarle in tutta la Diocesi in cui si trova il Capitolo. Hanno diritto allo scranno in Coro, ed " hanno voce in Capitolo", nelle loro riunioni, che in termine tecnico vengono chiamate "Capitolo". Pertanto Capitolo indica sia l'insieme morale dei presbiteri che ne fanno parte, sia ogni riunione ufficiale di detti Canonici. 
Un Canonico è un Presbitero, membro di un Capitolo, di una Chiesa Cattedrale o Collegiata. La parola viene del latino canon, "regola".
I Canonici nacquero con lo scopo di dare una regola comune al Clero delle Cattedrali. 
I Canonici si distinsero, così, dagli appartenenti alle istituzioni monastiche e per l'appartenenza al Clero diocesano e quindi per la diretta dipendenza dal Vescovo. Non va, infatti, dimenticato che la Parrocchia, quale parte della Diocesi affidata alla cura di un singolo sacerdote nacque solo alla fine del X secolo. Per diversi secoli la maggior parte dei sacerdoti diocesani continuò a vivere in prossimità della Cattedrale o delle Chiese più importanti, mentre le aree rurali potevano ospitare delle Pievi. Generalmente i Canonici di una Collegiata hanno l'obbligo di recitare insieme la Liturgia delle Ore, o per lo meno alcune delle sue parti più importanti. I corrispondenti Capitoli possiedono spesso beni con i quali provvedono al mantenimento dei loro Canonici.
Le Insegne canonicali sono: 
PER I CANONICI:    - il Rocchetto e la Mozzetta di colore paonazzo ( foderata d'armisino, tessuto leggero di seta ), concesse con Bolla di Urbano VIII 
                           data in Roma il 16 Aprile 1633
PER I BENEFICIATI: - l'Almuzio ( mantelletta , simile alla pellegrina, usata nei paesi nordici a clima rigido, che veniva indossata sopra la veste talare e la 
                            cotta nelle celebrazioni liturgiche ) di colore nero fu concesso dal Vicerè Fernando Afán de Ribera y Enríquez, Duca d'Alcalà 
                            ( 1629-1631 ) . 
                            Il Sottociantro, il Maestro di Scuola ed il Maestro delle Cerimonie hanno nell'Almuzio una fascetta di raso cremisi.
Con due Decreti del Vicerè del 1774 e del 1777 ai Beneficiati fu concesso il Rocchetto ed ai Canonici la Mozzetta nera.
Il Re Filippo II  il 12 Dicembre 1586 riordinò il Capitolo e stabilì 8 Canonici, 1 Tesoriere, 2 Personati, 8 Corodati, 4 Diaconi, con la dote di 3500 onze l'anno da pagarsi  dal Fondo degli spogli e sedi vacanti delle Prelature.
Il Re Filippo III il 20 Agosto 1612 elevò il numero dei Canonici a 12, 8 Corodati e 6 Diaconi, aumentando la dote di onze 1000.
Il Re Ferdinando III di Borbone nel 1799 concesse ai Canonici  l'uso della Cappamagna e della Mitria come i Canonici della Cattedrale
e ai Beneficiati la Cappamagna nei giorni festivi. 
Quanto alla berretta di quei Prelati che non sono insigniti del carattere episcopale, il Papa Pio X emanò nuove norme con il Motu proprio del 21 Febbraio 1905. Riferendosi ai Protonotari Apostolici delle prime tre classi, egli dice: "...gestare valent nigrum biretum, flocculo ornatum coloris rubini" ( "possono portare una berretta nera, ornata di un fiocco di color rubino" )
Il Motu Proprio del Papa Paolo VI " Pontificalia Insignia " del 21 Giugno 1968 ha riservato ai Vescovi l'uso delle Insegne Pontificali, stabilendo però al n.5:  " Gli altri Prelati, non insigniti della dignità episcopale o nominati prima della pubblicazione della presente Lettera Apostolica, continuano a godere del privilegio di alcune insegne di cui godono ora, in forza di qualsiasi diritto loro concesso sia a titolo personale sia come appartenenti a qualunque Collegio. Essi tuttavia potranno rinunciare spontaneamente a questi privilegi, nella forma prevista dal Diritto ".

 I Restauri 

Nel 1300, al tempo della regina Elisabetta, iniziano i primi restauri. Nella seconda metà del '400 i Re Giovanni d'Aragona e Ferdinando il Cattolico fanno realizzare aureole dorate a gran parte delle figure profane e aggiungono altri santi laddove quelli passati erano danneggiati.
Nei primi anni del 1500 Pietro Oddo
demolisce le scene di caccia che ornavano il portico meridionale sostituendole con altre figure dell'Antico Testamento. Alla fine del '700 e gli inizi del 1800 arriva, addirittura, la Scuola di Restauro fondata da Re Carlo III. La quale proprio perchè di “restauro” modifica molte opere d'arte siciliane in gran parte in barocco, o con trasformazioni del tutto inopportune. 
E ciò porta ad affermare molti che le opere di quel periodo come
la Cappella Palatina d'oggi “non è' più, certamente,quella del XlI secolo... e con altrettanta sicurezza, che nessun monumento siciliano di quel secolo ha conservato meglio della Palatina l'aura
e l'impronta d'origine.”
Dopo il terremoto del settembre 2004, la Cappella è sottoposta a restauri, sponsorizzati dal tedesco Reinhold Wurth per l’importo di € 2.357.224,45
Vent'anni di oblio. E ora il mecenate tedesco Würth ha riportato in vita il soffitto ad alveoli ( muqarnas ), unico al mondo. Perché fu dipinto da musulmani in una chiesa cristiana. È rimasto nascosto per oltre vent'anni, occultato dalle transenne e dai punteggi che stavano lì in attesa, di un restauro più volte annunciato e mai realizzato perché mancavano i fondi. Oggi il soffitto in legno della cappella del Palazzo Reale di Palermo, un gioiello dell'Arte
normanna costruito nel XII secolo e unico al mondo, torna finalmente a splendere grazie alla lungimiranza di un elegante e colto signore tedesco. 
A finanziare il recupero è stato il magnate settantenne Reinhold Würth, proprietario di una delle più affermate aziende al mondo di viti e utensili da costruzioni,
ma soprattutto un mecenate speciale, che ricorda la passione per l'arte di Lorenzo il Magnifico. Würth ha investito ben due milioni e mezzo di euro, quasi circa cinque miliardi delle vecchie lire, per ridare smalto e luce agli splendidi mosaici della Cappella Palatina e alle muqarnas lignee ( in arabo, le nicchie a forma di alveoli, ndr) che ne abbelliscono il soffitto della navata centrale. Realizzati nella metà del XII secolo da maestranze arabe a servizio del re normanno Ruggero II d'Altavilla, costituiscono una straordinaria enciclopedia medioevale, realizzata per immagini, dove convivono in armonia Islam e cristianità. È uno spettacolo di colori, di dettagli e di misteriose figure quello che appare in cima al ponteggio su cui i restauratori hanno
lavorato alacremente per oltre due  anni. "Siamo di fronte a un'opera d'arte lunga quattordici metri e larga sette, un capolavoro ligneo realizzato in
Abies Nebrodensis (l'abete oggi a rischio di estinzione, che cresce nel vicino parco delle Madonie, a sud-est di Palermo).
Era stato stuccato con una miscela di gesso e colle animali, quindi dipinto con terre naturali dai colori sgargianti. Il risultato è un autentico capolavoro
realizzato da più mani e i cui autori sono rimasti anonimi. Quello della Cappella Palatina di Palermo è l'unico soffitto a muqarnas esistente al mondo realizzato in un edificio cristiano. Ed è un inno alla convivenza, alla fusione tra cultura, al dialogo e alla tolleranza. L' opera è la prova della notevole lungimiranza di Ruggero II, il primo sovrano normanno in Sicilia. Incoronato a Palermo nel 1130, cioè cinquant'anni dopo la fine della dominazione araba, appena salito al trono decise di assoldare artigiani musulmani e cristiani per ammodernarne il Palazzo Reale edificato dagli arabi nel IX secolo e abbellito con un oratorio a uso privato. Un gesto illuminato e tollerante, il suo, che si riflette nella peculiarità del soffitto appena restaurato. Le immagini dipinte sono la prova di questa commissione: rappresentano infatti le figure cristiane come San Giorgio che sconfigge il drago e San Cristoforo, ma anche scene di vita quotidiana da Geonardo (venivano chiamati così gli antichi giardini arabi, con un termine che, tradotto letteralmente, significa "paradiso della terra"). Queste immagini raffigurano i piaceri della vita di corte e gli svaghi del principe attorniato da giocatori di scacchi, danzatrici, dromedari e bevitori". Si tratta di una miscellanea di sacro e profano unica al mondo, che  costituisce il più vasto ciclo pittorico islamico pervenutoci. 
È un fantastico gioiello che Wurth ha adottato per rendere omaggio alla memoria di Federico
II, lo Stupor Mundi, l'imperatore svevo erede di Ruggero II che, una volta salito al trono di Palermo, accolse, nella sua Corte di Palazzo reale, schiere di letterati e di poeti. In Germania l'imperatore è un mito che resiste all'usura del tempo: ancora adesso i tanti turisti tedeschi di passaggio nel capoluogo siciliano vanno a deporre un fiore sulla sua tomba in Cattedrale. Sotto il soffitto della Cappella splendono i mosaici d'oro che abbelliscono l'intera Chiesa, oltre 1200 metri quadrati di tessere larghe un centimetro collocate una accanto all'altra, a disegnare un ciclo biblico su cui domina la splendida figura del Cristo Pantacratore (una raffigurazione di
Gesù, tipicamente bizantina, ritratto in una posa maestra e severa mentre benedice). Non è un caso se Guy de Maupassant, che visitò Palermo nel 1885, definì la Cappella " la più bella Chiesa al mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano"
I sali che trasudano dalle pareti hanno provocato negli anni la caduta di centinaia di tessere dei mosaici, un'avvilente pioggia cui assistevano ogni giorno impotenti. Quando i lavori sono cominciati, i custodi della Cappella hanno consegnato ai restauratori due sacchi pieni di minuscoli pezzi, oltre diecimila, che ora sono stati catalogati, e che, ove possibile, torneranno al loro posto. Al termine del restauro, che sarà completato nel mese di giugno del 2008, l'umidità che provoca l'insorgere dei sali sarà soltanto un ricordo, e le lacune saranno colmate - dove mancano le tessere originali - da "rattoppi" di uno stucco speciale sui quali il disegno è riprodotto ad acquerello. "Una tecnica adottata per garantire la leggibilità complessiva delle figure. È la stessa utilizzata per restituire all'antico splendore un altro gioiello dell'arte in Sicilia e cioè i pavimenti a mosaico della villa romana del Casale di Piazza Armerina, di cui è appena cominciato il restauro. Sotto le tessere, infatti, c'è quella che tecnicamente si chiama sinopia, cioè il disegno preparatorio del mosaico, dipinto con precisione e colorato: una guida per gli anonimi artigiani-artisti che quasi novecento anni fa, collocarono sulle pareti della Cappella ben 15 milioni di tessere. A guardare i primi risultati dei lavori si resta abbagliati. Non so cosa sia la definizione di un mecenate" dice Wurth "so soltanto che a guardare questa meraviglia sono
immensamente felice".